La casa per studenti Bèè Ka Denw di Nouna dice «anitché» (grazie, in dioula) a Badenyà

Articolo di Hama Hamidou DICKO*

L’Associazione Bèè Ka Denw è stata creata nel 2007 a Nouna, nella Provincia della Kossi in Burkina Faso. Il suo obiettivo principale è farsi carico di bambini bisognosi, orfani e studenti con difficoltà di alloggio o d’inserimento sociale, per i quali crea una casa per studenti  che si chiama con lo stesso nome “Foyer Bèè Ka Denw”. L’Associazione fatica a realizzare i suoi sogni fino al giorno in cui il suo cammino incrocia quello del Movimento Shalom-Badenyà, che come un salvatore, gli toglierà una spina dal piede: questo è quello che abbiamo constatato facendo loro visita mercoledì 27 marzo 2013, verso il 14,30. Ma leggete!!!


Gli ho detto: “Sono qui per realizzare un articolo per conto del Movimento Shalom-Badenyà sulla vostra casa per studenti”. Rilassato, Simboro c’invita a prendere posto e lascia intendere che era stato avvertito del nostro passaggio da Calvin Moukoro, uno dei responsabili del Movimento a Nouna. Un quarto d’ora dopo, siamo stati raggiunti da Daouda Traoré, il presidente dell’associazione. Dopo i saluti d’uso è iniziato il colloquio.Al nostro arrivo alle 14,30 al Foyer Bèè Ka Denw, situato nel Settore n. 1 di Nouna, c’era calma piatta. Questa situazione si spiega non solo per l’ora del nostro arrivo sul posto, un’ora propizia al riposo, ma anche per il fatto che la maggior parte degli occupanti del luogo era in vacanze per il secondo trimestre. Poco importa, facciamo una telefonata per segnalare la nostra presenza a Elly Simboro, responsabile del foyer e dell’equipe del “suivi” socio-educativo nonché tesoriere dell’associazione. Une trentina di minuti di attesa e quest’ultimo ci raggiunge.

«All’inizio, abbiamo sofferto molto». È in questi termini che Traoré ha iniziato. «L’associazione funzionava con gran fatica. Noi membri eravamo obbligati ad autotassarci per fare fronte a certe spese. Avevamo anche il sostegno del Centro di Ricerche per la Salute di Nouna (CRSN), dei servizi dell’Azione Sociale di Nouna e di alcune persone di buone volontà, commercianti in particolare, ma nonostante questo la situazione era quasi insostenibile». «Eravamo permanentemente indebitati» ha rincarato Elly Simboro, il tesoriere.


Per meglio capire le difficoltà vissute dal foyer, abbiamo chiesto informazioni sul suo funzionamento. Dalle spiegazioni dei nostri due interlocutori emerge che gli studenti ospiti contribuiscono con viveri e denaro al funzionamento della casa per studenti. «Ma molti studenti non versano la loro quota, cosa che comporta ostacoli al buon funzionamento del foyer» ha sostenuto Daouda Traoré, presidente dell’associazione. Questi propositi sono stati corroborati da Ohoun Traoré, studente della 1a superiore al Liceo Provinciale di Nouna (LPN) «il mio contributo è infimo rispetto agli oneri del foyer. E oltretutto ci sono studenti che non versano nemmeno il loro contributo».

Se gli studenti, spesso, non pagano la loro quota, questo non significa che questa sia esorbitante. Al contrario, «quello che pago qui per tutto l’anno non mi permetterebbe nemmeno di mantenermi per un trimestre se dovessi vivere in città» ha aggiunto Ohoun Traoré, originario di Toni, un villaggio situato a 17 km dalla città di Nouna. «Se facessimo pagare caro agli studenti che alloggiano qui, il nostro foyer non rispetterebbe più le aspirazioni dell’associazione» hanno tenuto a precisare coloro che ne sono i primi responsabili, pur non nascondendo le difficoltà che incontrano per farlo funzionare.

Questa situazione difficile ha costretto i responsabili del foyer a interrogarsi sulla sua sopravvivenza. Ed è in quel preciso momento che il loro cammino ha incrociato quello del Movimento Shalom-Badenyà «L’arrivo degli italiani ci ha portato un grande sollievo» ha sostenuto Daouda Traoré. «Si può solo dire "anitché", grazie agli italiani, il cui arrivo ci ha salvati» ha rincarato Elly Simboro. Ohoun Traoré trova semplicemente salutare l’azione del Movimenti Shalom-Badenyà sul foyer Bèè Ka Denw, lui che ne è ospite da quattro anni senza interruzione.


Tocca poi a Elly Simboro, il tesoriere,  fare la lista di altri aiuti ricevuti. «Non possiamo citare tutto quanto ha fatto per noi il Movimento Shalom-Badenyà. A titolo illustrativo, abbiamo ricevuto magliette, penne, quaderni, alcuni libri, una botte per l’approvvigionamento dell’acqua, comunemente chiamata pousse-pousse, e un computer». La lista è lungi dall’essere esaustiva. «Quest’anno, un membro del gruppo ci ha concesso un sacco di 30 kg de riso; due studenti hanno ricevuto ognuno una cartella/zaino con sapone all’interno; abbiamo ricevuto due palloni,  senza dimenticare i due ragazzi patrocinati» ha proseguivo Elly Simboro.Ma cosa ha fatto il Movimento per ricevere simili congratulazioni dal foyer, dai suoi responsabili e dai suoi occupanti? «Dal 2010, il Movimento ci appoggia ogni anno e senza discontinuità» ha precisato Daouda Traoré, il presidente. Infatti dal 2010, è il Movimento Shalom-Badenyà che si occupa completamente delle spese di locazione  del foyer. È anche il Movimento che paga integralmente le spese di elettricità e che si occupa dell’abbonamento di tutti gli studenti al Centro di Lettura Pubblica e di Animazione Culturale (CELPAC) di Nouna.

Consapevole dell’importanza di questo aiuto, Ohoun Traoré dice di pregare per la perennità di questo partenariato, perché per lui il foyer, con la sua calma e la sua serenità, merita de continuare a ricevere questo sostegno da parte del Movimento. Questa asserzione è condivisa da Djénéba Blagna, studentessa in 1a media al Centro de Formazione Professionale (CFP) di Nouna e originaria de Fobiri, località della Provincia dei Balés, a più de 200 Km da Nouna. È anche il sentimento di Daouda Traoré, che inoltre dice di augurarsi l’approfondimento del partenariato affinché il foyer possa acquisire un terreno per i suoi locali e lasciare i locali che attualmente affitta. Dice Elly Simboro: «ringrazio molto il Movimento Shalom-Badenyà e prego Dio di accordargli una buona longevità perché possa continuare ad accompagnarci».

In ogni caso è una casa per studenti che sta rivivendo a seguito dei sostegni multipli e multiformi concessi dal Movimento Shalom-Badenyà che ci è stato concesso di visitare. E alla fine della visita si può solo convenire con i suoi occupanti e i suoi responsabili che il Movimento Shalom-Badenyà merita bene un «anitché» (grazie in lingua locale Dioula) per tutto quanto ha fatto e continua a fare per il Foyer Bèè Ka Denw di Nouna.

* Da marzo 2013 Hama Hamidou DICKO  bibliotecario di Nouna ed anche giornalista, collabora con Badenyà inviando degli articoli.