Il cinema a Nouna!

A seguito dei lavori di ristrutturazione e di ammodernamento del Celpac (biblioteca) finanziato dal Progetto Badenyà, giovedì 10 gennaio 2013 si è svolta la prima seduta cinematografica rivolta ai ragazzi delle elementari. Per l’occasione era programmata la  proiezione del film d’animazione “Tintin  il segreto dell’unicorno” di  Steven Spielberg.

 

-Andiamo al cinema, andiamo al cinema, andiamo al cinema...

La frase viene ripetuta come un mantra, sottovoce, nell'orecchio di chi c'è accanto, come se temessero di accorgersi, dicendolo forte, che non esiste davvero.

Andiamo verso la biblioteca insieme a quattro o cinque bambini increduli; dopo pochi passi altri tre bambini si avvicinano per salutarci e i quattro che già sanno dove andiamo li bloccano, li prendono per le spalle e ripetono sottovoce, come invitandoli a una festa segreta: -Cinema, cinema, cinema... I ragazzini nuovi spalancano gli occhi; in silenzio si voltano verso noi adulti in cerca di conferma. Noi sorridiamo e facciamo segno di sì con la testa: i tre nuovi, con gli occhi sbarrati, si uniscono a noi.

Facciamo altri dieci passi e un altro gruppo di bambini si avvicina; salutano, e subito vengono messi al corrente dell'enorme segreto. Anche loro in silenzio, le bocce spalancate, un sorriso accennato, si uniscono a noi. Continuiamo a camminare, la biblioteca è un po' lontana, e dietro ogni angolo troviamo altri bambini che ci seguono, che ci salgono in braccio, sulla schiena, che ci prendono per mano; tutti in silenzio, con gli occhi sgranati, che ogni tanto sussurrano, ai nuovi arrivati -Cinema, cinema, cinema...

Finalmente arriviamo. Ci sistemiamo nelle ultime sedie in fondo, siamo un po' in ritardo e i posti migliori sono già occupati. La bambina accanto a me è troppo piccola, non vede lo schermo anche se è sulle ginocchia della sorella; la prendo in braccio io, tenendola ben sollevata: così piccola, penso, non capirà nulla del film, dal momento che è in francese, che almeno riesca a vedere qualcosa. Assorta, continuo la mia lista delle lamentele: dopo la lingua del film, incomprensibile per chi non va a scuola, sbuffo per le finestre chiuse per fare buio, che non lasciano passare l'aria, poi con la quantità di bambini nella sala, che ci costringe a stare come sardine, uno sopra l'altro, e poi il puzzo di sudore, il caldo, il brusio della strada fuori... Quando finalmente la smetto con le mie lamentele da occidentale con il culino di burro, mi guardo intorno incuriosita. Ciò che mi circonda supera in meraviglia il David.

Decine e decine e decine di bambini fissano lo schermo. Allungano il collo, drizzano la schiena. I loro occhi sono spalancati, non credevo che si potessero aprire così tanto. Bevono ogni immagine del film, brillano. Nessuno si muove, nessuno fiata. Immobili, incantati, con le bocche aperte, nessuno ha tempo per pensare a chiudere la mascella. Poi il protagonista del film, questo moderno pifferaio di Hamelin, inciampa e cade.

Un boato. Tutta la sala scoppia, squassata da risa. Il pavimento trema, e sono sicura che nessuno nel raggio di miglia riesca a resistere al contagio di queste risate. I bambini ridono, ridono, e continuano quando il protagonista si alza e cade di nuovo, ridono forte, come solo i bambini sanno ridere, con le schiene che vanno avanti e indietro, le braccia che reggono la pancia, ridono e smettono solo per tornare irretiti ad abbracciare lo schermo con lo sguardo, con gli occhi che brillano ancora di più.

Alla fine del film, escono chiacchierando. Hanno sorrisi grandi come baobab, saltellano, continuano a ridere, ed io so che l'allegria che mi hanno attaccato non svanirà molto presto.

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I ragazzi all'uscita del cinema della biblioteca