Testimonianze del viaggio a Nouna del 2013

Appena arrivata a Bologna la prima cosa che mi ha colpito è stata l'incapacità di raccontare quello che avevo vissuto; come se la mia parte sinistra del cervello fosse in difficoltà nello scegliere le cose da dire: le emozioni provate e i fatti vissuti non riuscivano a essere divisi razionalmente, cronologicamente e per priorità.

Dopo due giorni finalmente sono riuscita ad associare un aggettivo a quest'esperienza: Grande; proprio così: banalmente Grande.

Grandi sono state le emozioni provate a tal punto da diventare fatti, grande è il cielo di notte a Nouna, grandi sono gli occhi ridenti dei bambini nei villaggi, grande è il cuore dei membri del gruppo Badenyà. Le persone piccole si occupano di problemi piccoli, le persone grandi si occupano di problemi grandi; e voi siete davvero Grandi.

Grazie davvero di cuore a voi e al Burkina per avermi permesso di capire che, se lo vogliamo, dentro di noi può esserci davvero l'infinito.

Margherita


Vedere cosa ci sia fuori dalla mia porta di casa mi ha fatto capire tante cose.

Ora non posso più aprire il rubinetto senza gridare al miracolo. Non butto via più niente: tutto può servire un'ulteriore volta. Ho capito che il cibo è sacro e l'acqua è un diritto assoluto, non solo per poter bere, ma anche per lavarsi, contro le malattie e per la dignità umana.

Ho compreso che la gentilezza e il rispetto sono insiti nell'essere umano, e che ciò che li uccide è una sciocca paura degli altri. Ho imparato che i bambini condividono tutto, anche se non hanno niente, che le donne donano tutte se stesse e che gli uomini credono che tutto sia loro dovuto.

E ho capito che, per quanto noi occidentali cerchiamo di rivestire tutto ciò che abbiamo intorno di una patina di plastica come valige all'aeroporto, ciò che trasforma l'esistenza in vita sono le relazioni fra persone.

Sara



Se esci per strada trovi subito tanti ragazzi. Tutti ti salutano e ti si stringono intorno con fare amichevole e curioso. Ti catturano, con i loro occhi profondi, con la loro semplicità e la voglia di un contatto. Se ti metti a correre, loro corrono con te, scalzi o in ciabatte.

Se per caso spunta un pallone, anche se vecchio e sgonfio, non puoi fare a meno di lasciarti piacevolmente coinvolgere. Come in tutto il mondo, forse qui anche di più, i bambini e i ragazzi hanno bisogno di Amore, Mangiare e Giocare.

Danilo

 


Eccoci, siamo arrivati. Fra un po’ rivedrò la bambina che sostengo a distanza, Sama Mimi, e sono già emozionata. Conoscerò anche luoghi che non ho visitato l’altra volta e sono sicura che tutto sarà molto coinvolgente. Il viaggio per raggiungere Dedougou è impegnativo e arrivo stanca, ma il sorriso, seppur contenuto, di Sama Mimi mi ripaga di ogni disagio. Nouna, poi, sembrava irraggiungibile, ma una volta arrivata mi ha stretto a sé.

Immagini, rumori, colori, odori, armonie, sorrisi, volti, bambini, sofferenza, tristezza, rassegnazione, accettazione della situazione, morte, dolore, luce, sabbia, stelle, ecc. sono dentro di me e mi spingono ad agire per cercare di aiutare quel popolo a combattere la miseria che lo sovrasta. Le pance gonfie dei bambini e i loro ombelichi sporgenti rappresentano immagini incancellabili, così come incancellabili sono le loro risate vere, profonde e inusuali nel nostro mondo. Una linguaccia, un gioco con le mani, una corsa… ti proiettano in un insieme meraviglioso.

Antonella

 

Solo quest’anno sono riuscita a realizzare il mio sogno : l’Africa. Questo grazie al progetto Badenyà.

E' difficile raccontare questa esperienza. Sono successe così tante piccole grandi cose. Sono partita che conoscevo poche cose dell’Africa e al mio ritorno invece ho portato con me una valigia piena di emozioni, ricordi, sorrisi e tant’altro. Ho cercato di memorizzare ogni singolo dettaglio dell’esperienza vissuta: i momenti difficili, quelli felici, l’entusiasmo, le storie e le facce delle persone incontrate ogni giorno, la semplicità dei gesti e dei sorrisi, la polvere, il caldo, l’acqua. Sono stati tutti quei bambini e tutte quelle persone che ho incontrato durante il mio viaggio a rendere il tutto così speciale e così unico, con la loro semplicità, il loro amore per la vita, spesso complicata dalle condizioni di vita.

La cosa che mi ha colpito di più è che bastava un semplice gesto e i loro volti s’illuminavano, come la distribuzione di una caramella. Le sensazioni provate quando riesci a strappare una risata a un bambino è qualcosa di indescrivibile !! Gesti che qui appaiono semplici, banali, e quasi inutili, là sono considerati preziosi.

E’ stata un’esperienza veramente bella e indimenticabile… Un’esperienza che mi ha segnato .

Simona


Il viaggio in Burkina Faso mi ha fatto "toccare con mano" (proprio con tutti i cinque sensi!) quello che è il quarto mondo (gli ultimi), conosciuto solo attraverso letture, foto, filmati.

Costretti a lottare per la sopravvivenza, questi uomini, donne, bambini, forse non si rendono neppure conto della loro miseria, delle condizioni di vita inumane, della mancanza di opportunità.

Sono comunque gentili, ospitali, dignitosi e meritano ammirazione, rispetto, solidarietà. Suscitano però anche un sentimento di rabbia per la profonda ingiustizia (umana?, divina?).

Le visite/incontri nei villaggi e con le altre realtà (foyers, Celpac), oltre ad incuriosirmi/arricchirmi culturalmente (ambienti, modi di vita, lingue, tradizioni diversi dai nostri) mi hanno fatto apprezzare il lavoro importante svolto dagli amici di Badenyà in quanto puntuale, approfondito, che mira alla concretezza. Per questo li ringrazio molto di avermi "convinto" ad intraprendere il viaggio a Nouna e spero di poter contribuire ai loro progetti.

Claudio

 

Arrivi, e gli odori e la polvere mi levigano dentro, da subito. Mi svuotano di ciò che pensavo fosse importante, o che comunque meritasse il mio impegno e la mia costanza. Gli odori, soprattutto, sono vivi, non sono soffocati, mi stordiscono: sono veri, e le persone hanno una luce negli occhi, una fierezza nel camminare. Sono vere?

Poi mi capita di pensare a quante cose potrò fare una volta tornato a casa, a quanto potrò essere fiero di me stesso nell’aiutare queste e altre persone, nell’impegnare una piccola parte del mio grande tempo per gli altri. Ma è un castello di carte, che crolla quando i bambini spezzano a metà la caramella che gli hai dato e te la rioffrono, come se fosse la cosa più naturale del mondo, guardandoti con quegli occhi immensi e sconfinati, e non ti chiedono nient’altro che di giocare, di prendergli la mano, e ti sorridono.

Perché ci siamo tanto allontanati da questa vita di persone così vicine, così comuni e comunitarie, quali barriere di ferro crediamo siano la nostra felicità, quanto distante è il nostro cuore dall’offrire quella mezza caramella?No, non sono tornato da questo viaggio più forte. Ma più ricco, più felice, più consapevole, più nostalgico, più… vero.

Francesco